Pubblicato da: Admin

Lettera febbraio 2021

Carissimi,

dal lunedì della V settimana del Tempo Ordinario, durante i giorni feriali, la Liturgia della Parola propone come Prima Lettura il libro della Genesi, testo nel quale la teologia della creazione affonda le proprie radici e il Fiat trova compimento: dal caos della materia primordiale si delineano le forme di vita, la bellezza di un creato voluto e plasmato dal Creatore, da Io- Sono.  L’autore sacro descrive in forma logico-poetica l’opera di Dio, ovvero la creazione delle singole cose, compendiando tutto in una settimana, al punto che un afflato religioso permea l’intero racconto biblico: l’artefice del testo ha un insegnamento atemporale, un profondo messaggio teologico, valido per ogni epoca dell’umanità.

   Nello specifico, in questo anno pastorale personalmente ho scelto, come filo conduttore, le suggestioni che scaturiscono dalla Laudato si’, enciclica sull’ecologia integrale, in cui la preoccupazione per la natura, l’equità verso i poveri, l’impegno nella società, ma anche la gioia e la pace interiore risultano inseparabili; scritto che diviene nuovo paradigma di giustizia, perché la natura non è una “mera cornice” della vita umana; testo cheattualizza la creazione, traendo spunto di riflessione e analisi  dal numero 65, La sapienza dei racconti biblici.  

Senza voler essere esaustivo (sulla “Teologia della creazione” esistono centinaia di contributi di alto spessore scientifico! ) né sbrigativo (rimandandovi semplicemente alla lettura della Laudato si’) vorrei tratteggiare e fissare alcuni punti salienti sulla pagina biblica che “racconta” l’opera di Dio, al fine di divenire tali concetti piste di riflessione individuale e comunitaria, momento significativo di crescita spirituale perché risulta, a mio avviso, sempre bello, entusiasmante e notevole rileggere i brani della Genesi, che ci parlano di un Dio creatore e delle Sue grandi opere che colmano il nostro cuore di ammirazione. Mi soffermo subito nel dire che gli scrittori sacri non hanno la pretesa di spiegare né in modo scientifico o razionale né mediante le scoperte che l’uomo ha compiuto in campo fisico o astronomico, le modalità ovvero il come sia stato creato l’universo.  Si tratta sempre di un racconto religioso che professa la fede nell’opera di Dio e afferma che tutto il creato proviene dalla parola di Dio: “Dio disse… E così avvenne”.

Nel momento stesso in cui ci accingiamo a leggere tale racconto, ecco che veniamo coinvolti dallo stupore, di cui è pieno lo scrittore, che riesce nella semplicità e nella chiarezza espositiva ad incantare, a sua volta, l’uomo di ogni età: un testo coeso e semplice, profondo e unico, comprensibile e a tutti accessibile. E davanti a tale stato d’animo noi non possiamo non essere avvolti da un’ammirazione più grande perché l’uomo, oggi, ha compreso – grazie alle scoperte scientifiche – ancora meglio la grandezza dell’universo. A seguito di un’analisi sulla tematica proposta in una omelia, mi sono soffermato spesso sul fatto che l’autore biblico della Genesi certamente non era a conoscenza dell’esatta distanza fra la Terra e la Luna (400.00 Km), ignorava che gli astri fossero a distanza inimmaginabile, sconosceva il numero incalcolabile di pianeti e corpi celesti … tutto questo noi, oggi, lo conosciamo ed è una rivelazione importante di Dio.

    Si legge al capitolo X del Libro della Sapienza che Dio si rivela nella creazione ed invita i “sapienti” a ritornare alla meraviglia primordiale davanti alle opere del creato; tuttavia, non soltanto davanti alle grandi cose, ma pure davanti alle piccole, che sono così uniche ed incantevoli. Nel vuoto spirituale in cui è facile cadere oggi,  urge riscoprire le emozioni che parlano al cuore, ma quelle semplici, quotidiane, davanti alle quali ancora è possibile lo stupore, l’incanto, la meraviglia entro una dimensione frenetica e caotica del quotidiano che viviamo senza gustare quanta bellezza vi sia nel silenzio o nelle voci che la Natura ci consegna, lontani dall’assordante rumore dei nostri mezzi digitali e tecnologici: suonerie di cellulari, tv accese h24, cuffie alle orecchie per i più giovani che rischiano di rimanere sordi alla musicalità di un semplice cinguettio di uccelli o del miagolare di un gatto … Questa è modernità! Il rischio è quello di perdere la normalità e non esser più capaci di provare quei sentimenti alti della vita che Dio, Creatore e Vita stessa, consegna ogni giorno e a tutti, buoni e cattivi, allo stesso modo. E ancora, quanta commozione si prova nel contemplare un fiore del campo su un prato, dal vivo o quando viene ripreso in macrofotografia con le moderne apparecchiature video e si tocca con mano come il più banale fiorellino dia ospitalità ad un’infinità di insetti e uccelli!  Siamo ancora capaci di percepire il profumo intenso delle violette? fiore questo delicato, semplice, nascosto; fiore che non si vede, ma si sente. Ecco la sua bellezza!   È la stessa sensazione che prova Dio davanti all’opera delle sue mani:

“E Dio vide che era cosa buona”.

   La visione che il cristiano ha della creazione è positiva e ottimistica e non si avvita sugli aspetti negativi, che pur ci sono, né si lamenta se la natura si riprende quanto l’uomo le aveva tolto (fiumi e canali forzatamente deviati, mari “ridisegnati” a fini commerciali, paesaggi distrutti da abusi edilizi…) perché vede come l’insieme creato da Dio “è cosa buona”. E tanta bellezza, bontà e splendore riempiono di riconoscenza il cuore dell’essere umano, signore del creato, che si riscopre attorniato di meraviglie fatte da Dio.

   La rivelazione di Dio che si manifesta nel creato sostanzialmente rimanda alla luce e la Scrittura ci ricorda che “Dio è luce e in lui non vi sono tenebre”. E la luce è fonte di bene che ci permette di cogliere la bontà divina dalla quale “abbiamo ricevuto questo pane e questo vino, frutti della terra e del lavoro dell’uomo”.   E proprio all’interno del V Prefazio del Tempo Ordinario troviamo la risposta dell’uomo all’iniziativa di Dio, quando preghiamo: “Tu hai creato il mondo nella varietà dei suoi elementi e hai disposto l’avvicendarsi delle stagioni…” e, allora, prendiamo coscienza del ruolo che l’essere umano riveste nell’universo, allorché continuiamo a pregare dicendo:

All’uomo, fatto a tua immagine, hai affidato le meraviglie dell’universo,

perché, fedele interprete dei tuoi disegni, si prenda cura di tutto il creato”.

Ecco perché dobbiamo aver cura dell’opera delle mani di Dio: noi uomini siamo a immagine sua. Lui si fida di noi: non dimentichiamo mai che ha consegnato a noi, creature, l’opera sua; ha dato a noi, figli, un preziosismo da tutelare, custodire, mantenere e consegnare a chi verrà dopo di noi, in quanto anche loro figli di un Dio Creatore.

Perché devo?  

Perché il cuore mi dice che agendo così trovo la felicità e mi fa cercatore di bellezza e trovatore di Dio.

Scrive Ermes Ronchi: Dio è bellezza, non ha bellezza. Egli non è solo mistero, problema o ricerca inesausta, ma esperienza sensibile, gioiosa, che intercetta la totalità dell’uomo, anima e sensi, bellezza sopra ogni bellezza. Pertanto, la vita del cristiano, prima ancora di essere buona, è intimamente bella in quanto la bellezza è respiro dell’Eterno, abbraccio di un Creatore che seduce e affascina. Amare Dio è amare il creato e la fede è scelta d’Amore, di un Amore non estetico, ma concreto e profumato di vita, di un Dio che incanta.

Le parole che Agostino scrive nelle Confessioni:

Ciò di cui, Signore, io non dubito è che amo te.

La tua parola mi ha colpito in cuore, e io ti ho amato.

Ma cosa amo, quando amo te?

… amo una sorta di luce, una sorta di voce e di profumo,

una sorta di abbraccio, quando amo il mio Dio;

luce, voce, profumo, abbraccio dell’uomo interiore,

dove ogni cosa splende e risuona e profuma per l’anima.

Dove c’è luce che lo spazio non dissolve

e musica non rapita dal tempo

e profumo che il vento non disperde

e sapore che la sazietà non riduce

e un abbraccio che la consumazione non scioglie.

Questo è quello che amo,

quando amo il mio Dio.

fanno eco nell’invocazione di Francesco di Assisi:

Camminiamo cantando!

perché al di là del sole, alla fine,

ci incontreremo faccia a faccia con la bellezza di Dio.

Risuonano oggi per noi, uomini e donne in cammino, amministratori responsabili del creato.

La bellezza è l’esca del divino, il sorriso di Dio dentro la materia.

La vicinanza di Dio crea bellezza, forza con cui attrae a sé tutte le cose.

Auguro a tutti di vivere in serena armonia con il creato,

p. Ettore

P.S.  Colgo l’occasione per informarvi che la Diocesi ha programmato come substrato di formazione per tutti, clero e laici, degli incontri in videoconferenza tenuti da p. Luigi Verdi, (fondatore della Fraternità di Romena, persona che conosciamo bene, avendo lui proposto proprio nella nostra Chiesa parrocchiale ben due Veglie di preghiera) sul tema: “Il Vangelo della terra”.

Il primo incontro è programmato in data 16 febbraio, alle ore 19.00 e andrà in onda sulla pagina Facebook e sul canale youtube della Diocesi. Sollecito ognuno ad esser presente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.